CAPPELLA PALATINA DI PALERMO. Progetto Muqarnas 5.  Rabab siciliani del secolo XII

CAPPELLA PALATINA DI PALERMO. Progetto Muqarnas 5. Rabab siciliani del secolo XII

UN "CURIOSO" ESPERIMENTO

Osservando i dipinti della Cappella palatina di Palermo e quelli della Cattedrale di Cefalù, eseguiti nella prima metà del secolo XII probabilmente dai medesimi artisti di scuola arabo-persiana, avevo notato che alle spalle dei suonatori ci sono spesso vasetti di forma e colore simile ai Rabab. La figura di questi vasi, che per di più sono attraversati da fasce decorative molto simili a quelle presenti tra il manico e la tavola armonica dei Rabab (come anche degli Oud), mi suggerì l'idea di tentare di ricostruirli con la cassa in ceramica invece che scavati nel blocco di legno. Le taglie sono due: con manico corto a due corde e con manico lungo a tre corde, mentre le dimensioni della cassa sembrano le medesime in entrambi.

 

                                                                                 

 

                                                   Rabab a manico corto                                                                              Rabab a manico lungo

 

 

 FASI DELLA COSTRUZIONE

 

                                                            

 

 

                                                     

 

 

                                                              

    

                            Rabab sperimentali realizzati nel 2023.

 

Occorre precisare che i Rabab delle pitture siciliane sono diversi da quelli raffigurati in qualsiasi altra pittura medievale, eccezion fatta per quelli, in alcune parti somiglianti, che si trovano nelle miniature delle Cantigas de S.Maria, d'un secolo e mezzo posteriori. Inoltre, tutti gli strumenti analoghi presenti nelle tradizioni dei popoli che vanno dalla Persia al Maghreb hanno forma differente e differenti decorazioni. Per questo ritengo che si possa parlare, così come per i liuti, di STRUMENTI TIPICAMENTE SICILIANI realisticamente rappresentati dai pittori. In ogni caso, non si conoscono strumenti musicali a corde di questo genere che siano fatti in ceramica o con parti in ceramica. Nemmeno vi sono prove archeologiche di tale uso in quei secoli o, per lo meno, non ne sono state ancora trovate o identificate tra i reperti ceramici rinvenuti in area mediterranea. (Fa eccezione un ritrovamento fatto a Roma, d'un "guscio" in ceramica ritenuto esser parte d'uno strumento musicale del tipo dei "liuti a manico lungo", risalente a ben 1000 anni a.C.). Ricordiamo che tra X e XII secolo Palermo era divenuta un centro di notevole importanza per la produzione della ceramica invetriata e che ancora oggi nei paesi del Maghreb la ceramica viene utilizzata per la costruzione di strumenti a percussione come la Darbuka e i bonghetti.

Ho fatto plasmare dei modelli da un esperto. La cassa in terracotta è stata dipinta con i tre colori in uso all'epoca e successivamente cristallinata, senza uso di smalti. Avendo avuto l'accortezza di lasciare non ceramizzato il bordo superiore della cassa e con dei forellini predisposti nel bordo inferiore, è stato facile incollarvi la pelle e fissarla con piolini di legno poi recisi. Il manico, in legno di cedro, viene assicurato alla cassa, già forata, tramite colla e una spina di legno, utilizzando la stessa colla organica che si usa normalmente in liuteria. Infine ho applicato la fascia decorativa in lamina d'ottone, fissata con minuscoli chiodi di ottone alle due traverse in legno.  Anche le testine ornamentali sono state realizzate in ceramica invece che in legno.

Il risultato acustico è sorprendente: gli strumenti hanno suono potente, attacco pronto, un timbro meno dolce di quelli fabbricati in legno. All'obiezione che viene fatta dai musicisti di oggi circa la fragilità della terracotta rispondo che tali strumenti non correvano rischio alcuno, usati com'erano fra i cuscini e i tappeti della corte reale. L' immagine del musico itinerante, del jongleur, del menestrello, cara al nostro immaginario della musica medievale, è pertinente agli ambienti dell'Europa continentale. Certo, in questo caso lo strumento ideale è solo quello ben scolpito in solido legno.

I primi passi di questa esperienza sono illustrati dettagliatamente in un articolo apparso in:  L'instrumentarium du Moyen age. Sous la diréction de Welleda Muller. Paris, L'Harmattan, 2015 

 

Confronto del peso degli strumenti

Rabab in legno di cedro:       2 corde, grammi 600;    3 corde, grammi 680.

Rabab in ceramica:              2 corde, grammi 1180;   3 corde, grammi 1220

Rabab marocchino moderno in legno di noce             2 corde, grammi 860  

 

 

                                                   

 

                      Rebab sperimentale realizzato nel 2014     

 

 

 

                                                

 

                       Articolo sui Rebab sperimentali pubblicato nel 2015.

 

                             

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CAPPELLA PALATINA DI PALERMO. Progetto Muqarnas  2.  Oud piccolo

CAPPELLA PALATINA DI PALERMO. Progetto Muqarnas 2. Oud piccolo

Tra i dipinti della Cappella palatina di Palermo uno mostra due musicisti, seduti sotto una palma, che suonano un Oud e una Qitara (gittern).

 

                                                                                  

 

Quest'ultima ha probabilmente la tavola armonica in pelle, vista la totale assenza di segni che indichino fori di risonanza. Rispetto allo strumento più comunemente rappresentato (in basso a sinistra dai soffitti della Cattedrale di Cefalù, a destra dalla cappella Palatina), questo esemplare sembra essere più esile e non presenta la fascia colorata tra la tavola armonica e il manico, comune anche alle rappresentazioni degli Oud a quattro o a cinque cori e dei Rebab a due e a tre corde. Nella pittura qui in basso a destra il piccolo Oud mostra chiaramente due forature a forma di "M" nella tavola armonica, uguali a quelle dell'Oud della figura dei due suonatori sotto la palma. In questo caso la tavola armonica sarebbe in legno, oppure le due "M" sarebbero delle decorazioni a inchiostro sulla tavola in pelle (?).

 

                 

 

Ho realizzato lo strumento scavando il corpo in legno di palma (Phoenix canariensis) poi ho utilizzato cipresso per il cavigliere, abete per la testa, pelle di capra spessore mm.02 per la tavola armonica, corde in budello, piroli in legno di Tamerice, ponticello in Pioppo. La colla utilizzata è quella organica d'ossa.

Diapason cm.47, peso totale grammi 600.

 

                                  

 

 

  

                 

 

 La finitura esterna della cassa e del manico sono state realizzate con due mani di Gommalacca naturale.

 Il suono è delicato e ricco di armonici.

 

 

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