Organistrum: accordatura e tastiera

Organistrum: accordatura e tastiera

Print Email

LA TASTIERA E L’ACCORDATURA DELL’ORGANISTRUM.

 

Nel presente articolo è contenuto il risultato ultimo della mia ricerca sulle possibilità di ricostruzione dell’Organistrum, esposta nel libro: Giuseppe Antonio Severini, Organistrum. Un caso di archeologia sperimentale. Tipheret, 2020.

 

Fonti e caratteristiche

Le notizie che abbiamo sullo strumento provengono da una dozzina di immagini contenute in libri e in opere d’arte del secolo XII.

 

Elementi costanti

  1. L’Organistrum si presenta con la forma di un otto con un prolungamento rettangolare.
  2. Le dimensioni sono tali da occupare le ginocchia di due persone sedute una a fianco all’altra.
  3. La ruota e la manovella sono un elemento caratteristico, come anche le corde, in numero di tre, in un caso due, in un altro forse una.
  4. La fila dei tasti termina entro la metà della corda.

 

Variabile

Il numero dei tasti può cambiare: da 6 a 11 (o12).

 

Elementi sconosciuti

I. Non ci sono informazioni sull’accordatura e sulla scala se non una sola, da Martin Gerbert, De cantu et musica sacra, 1774: una corda intonata in Do e una scala diatonica con un Sib e un Si naturale. Nessuna notizia circa le due corde rimanenti. Il disegno dà un’idea del meccanismo della tastiera.

II. Nessuna fonte ci fornisce dati certi sul meccanismo dei tasti.

 

Da queste premesse consegue che le ricostruzioni dell’Organistrum finora tentate siano almeno in parte ipotetiche. Ciò riguarda ovviamente la Variabile e gli Elementi sconosciuti I. e II.

Quasi tutte le ricostruzioni prendono a modello l’Organistrum del Portico de la Gloria di Santiago de Compostela perché, rispetto a tutte le altre raffigurazioni è la più ricca di dettagli, presenta il massimo numero di tasti, ha la collocazione più importante.

Però nella scelta dello strumento di Compostela è raffigurato un particolare che ha generato molta confusione: il numero di tasti entro l’ottava.

Sono 11, o 12, a seconda del modo di concepire la posizione del capotasto, ma in ogni caso troppi, a meno che non si voglia concludere, come si è fatto, che si tratti di una tastiera cromatica.

Altro elemento arbitrario sta nella scelta dell’accordatura per quinta e ottava generalmente adottata, ispirata alla tecnica dell’organum parallelum, descritto in testi che precedono di almeno un secolo o due qualsiasi rappresentazione conosciuta dell’Organistrum.

Gli strumenti realizzati seguendo queste ipotesi hanno scarso utilizzo nell’esecuzione di musica coeva.

Alla ricerca di una diversa soluzione mi sono trovato a riconsiderare due oggetti certamente di primo livello:

1. l’unico disegno della tastiera che ci sia rimasto, completo di indicazioni sulla scala e sulla struttura dei tasti, quello copiato da Martin Gerbert;

 2. il repertorio musicale coevo alle raffigurazioni dell’Organistrum, tutte del secolo XII, nell’area della loro maggiore diffusione (Spagna settentrionale, Francia settentrionale, Inghilterra).

 

A.

I tasti di Gerbert sono stati interpretati come barre girevoli con una lunga tangente “a spatola” posta sotto le corde. La tangente verrebbe portata a contatto di tutte e tre le corde contemporaneamente tramite una rotazione. Questo sistema nella pratica non funziona. Si è conservata almeno l’idea che le corde venissero toccate dal tasto tutte insieme.

Vi è una diversa interpretazione del disegno: i tasti sarebbero girevoli o a leva agendo dal di sopra delle corde, andando a premere le stesse contro barre fissate lungo i gradi della scala. Funziona.

Gerbert fornisce una scala per lo strumento: da Do al Do successivo con una sola alterazione, Sib. I tasti infatti sono 8.

Il fatto che non siano indicate le intonazioni delle altre due corde porta a concludere che 1. avessero tutte la stessa frequenza; 2. fossero in Do a ottave diverse; 3. Gerbert abbia dimenticato di scriverle.

La scala indicata è quella canonica e logicamente va rispettata.

L’indicazione per l’accordatura è incompleta, non per questo deve essere scavalcata.

Preferibile attenersi alle ipotesi 1. e 2.

Quindi ci troviamo di fronte a uno strumento diatonico in grado di produrre tutti gli intervalli della scala con suono continuo. Come diversi autori hanno osservato sembra trattarsi di un’evoluzione del Monocordo.

A cosa poteva servire tale strumento? A fornire un riferimento certo delle note (un accordatore), ad eseguire pedali nelle polifonie aiutando i cantanti nell’intonazione.

Per comprendere la funzione dell’Organistrum dobbiamo riferirci alla musica del suo tempo.

 

B.

La documentazione colloca l’Organistrum nell’ambito della musica sacra.

I manoscritti di Limoges, Winchester, Santiago de Compostela e Parigi (Notre Dame), mostrano un interessante repertorio a due voci.

Le scale sono rigorosamente diatoniche. L’unica alterazione prevista è il sib.

Tali composizioni erano cantate e destinate alla liturgia.

Molte di queste, chiamate organum floridum o melismaticum, erano costituite da una vox principalis, al basso e da una vox organalis più acuta. Ad ogni nota della vox principalis corrispondono gruppi di note di vario numero, da due a … della vox organalis.

L’estensione della vox principalis nel Magnus Liber organi di Notre Dame è per lo più da C3 a D4, raramente fino a F4. Le composizioni in chiave di Fa partono da A2 e saltano a C3, mai richiedendo B e il Bb.

E’possibile che l’Organistrum come descritto da Gerbert entrasse efficacemente nell’esecuzione di queste parti.

 

Più di otto tasti

 

Come dobbiamo considerare le tastiere con più di otto tasti?

Sono solo due: Collegiata di Toro, capotasto + 9 tasti e Santiago di Compostela, capotasto + 11 tasti.

Penso che la tastiera più realistica sia quella di Toro, che esce dallo spazio di ottava solo di un tono, arrivando a Re.

Nel caso di Compostela è impossibile pensare a un prolungamento della tastiera diatonica di due toni e un semitono senza superare visibilmente la metà del diapason.

Il modello di Toro con accordatura C3 C3 C2 e tasti come in Gerbert, a leva, è dunque il più credibile.

Lo strumento di Santiago, certamente il più bello, ha preponderante valore simbolico, come ampiamente mostrato nel mio libro.

I 12 tasti non vorrebbero indicare gli intervalli della scala dello strumento reale, ma quelli dell’armonia cosmica di Plinio, come si vedono elencati accanto a molte griglie delle latitudini planetarie in manoscritti di contenuto astronomico dei secoli XI e XII.

L’ambientazione dello strumento al centro e al culmine del Portico che descrive la Gloria del Cielo, i dettagli decorativi e le misure fondamentali dello strumento, tradiscono un’evidente ispirazione astronomica e teologica in una realizzazione di altissimo livello, come meritava uno dei tre santuari più importanti della Cristianità.

 

Risultati acustici

Come per tutte le teorie, un aspetto cruciale risiede nella verifica sperimentale.

Ho ascoltato molti strumenti dal vivo, altri li ho sentiti in registrazione, io stesso ne ho realizzati quattro tipi diversi.

La mia conclusione è che la versione più coerente e più convincente, dal suono più gradevole, sia quella con le tre corde in C3, C3, C2 e una tastiera diatonica a leve che agiscono sopra le corde.

 

 

Last modified on Monday, 10 May 2021 10:01